"no shadow"

La performance di successo internazionale “No Shadow” del  Lalish Theatre Labor  di e con Nigar Hasib and Shamal Amin a Vienna, in Austria, ha ottenuto un grande riscontro di pubblico girando in 14 Festivals Internazionali, in Giappone, Grecia, Egitto, Giordania, Polonia, Ucraina,  Bosnia Erzegovina, Kosovo, Bulgaria  e Marocco, ricevendo premi per  miglior voce e canto in ambito performativo.

La performance è descritta  dai critici come un viaggio dalle origini al presente, attraverso un atto perfomativo: sensuale, rituale, visivo e con un utilizzo particolare di tecniche vocali e del linguaggio corporeo.

Con il progetto sperimentale “No Shadow” e la seguente ricerca “Songs as the Source” (Il Canto come Sorgente), il Lalish Theater Labor si dedica alla ricerca performativa di tradizioni vocali, delle loro origini individuali e culturali e al loro forte impatto espressivo.


Nigar Hasib descrive il processo, così: “Le canzoni creano le nostre azioni, ma le nostre azioni non interpretano letteralmente le nostre canzoni. Ogni canto, ogni azione vocale acquisisce una propria forza attraverso il corpo. Il corpo interagisce direttamente con “La vita dei suoni” e il suo agire diventa organico, invece che puramente tecnico.  Con questa via, il corpo non diviene una parte della voce, nè la voce diviene una parte del corpo, ma essi formano un’unità, poichè è “L’intero” la risorsa originaria dell’espressione.

Nigar Hasib e Shamal Amin  cercano di scoprire un originale linguaggio artistico e liminale al di fuori del simbolismo linguistico convenzionale. Questo nuovo linguaggio, non linguistico, è formato da sillabe, suoni, toni e possibili altre espressioni vocali, che derivano da varie e diverse culture. La loro ricerca porta ad una nuova strada comunicativa nella performance. E ad uno speciale lavoro sulla costruzione di un proprio bagaglio di tecniche sperimentali sull’utilizzo della voce e del canto.  Voci e canzoni diventano la risorsa del ritmo, della presenza fisica  e anche la risorsa creativa dell’azione

Shamal Amin ha chiamato, appositamente, questa fase del lavoro del Lalish Theater Labor  “Il risveglio della Solennità Astratta”.
“Noi creiamo uno spazio fluttuante, ove voci e canzoni si mescolano in modo organico. La voce assomiglia ad una canzone nella quale è possibile scoprire sempre qualcosa di nuovo”.

Questo nuovo linguaggio, non linguistico,  contraddistingue il lavoro performativo del Lalish Theater Labor, da tutti i linguaggi artistico-teatrali, che hanno l’obiettivo primario di sottolineare il lato rappresentativo delle cose, dei soggetti e delle storie.
Shamal Amin e Nigar Hasib cercano di creare sempre uno spazio vuoto, il quale viene riempito successivamente dalla voce e dal movimento. Uno spazio nel quale le condizioni trasformano un “Dovunque  e un Nessun luogo” in uno spazio rituale, e il tempo stesso si trasforma da un “Sempre, Mai” in un tempo rituale.

Canzoni e voci non sono utilizzate per approfondire un’ intreccio drammatico o connettere due scene tra di loro  o cercare di inscenare il tema della stessa canzone. Le canzoni non sono utilizzate per nessuno dei due motivi, nè per speciali occasioni nè per adattarle ad un’occasione prestabilita.  Il Lalish Theater Labor in “Songs as the Source” oltrepassa tali limiti e  li decostruisce come tecniche.